L’Associazione nasce dall’esperienza di varie associazioni culturali, produzioni teatrali, professionisti nell’ambito psico-pedagogico e socio-sanitario e singoli artisti associatisi in un’unica struttura di produzione e formazione culturale con particolare riguardo alle fasce deboli e al disagio sociale.
Il testo, utile non solo per chi cerca un approccio al Teatro “Sociale” ma anche a chi voglia fare un confronto con le proprie esperienze e trarre nuova linfa dalle riflessioni e dalle esperienze dell’autore, è un’occasione per rivedere la professione dell’Operatore/Conduttore di Teatro Sociale e di Comunità, ma non solo: lascia profonditi ambiti di riflessione sul mondo del Teatro e dell’Arte in generale, e sulla necessità/possibilità di usare l’Arte come strumento per trasformare la Società: per questo si parla di “Teatro Sociale” e non solo perché svela metodologie, strumenti e sensibilità da utilizzare con soggetti vulnerabili.
Completa la pubblicazione la prefazione del prof. Gilberto Scaramuzzo (Università Roma Tre) e una bibliografia vastissima sulle pubblicazioni relative al Teatro Sociale e di Comunità in Italia.
L’idea di ‘teatro sociale’ negli ultimi anni è scoppiata, a volte quasi come una moda. Da un lato è venuta a galla, grazie alla rete, la miriade di piccole realtà che da anni fanno ‘teatro sociale’ nel proprio territorio, alcune delle quali sono diventate vere e proprie compagnie stabili. Dall’altro lato il ‘teatro civile’ è diventato una branca del teatro tradizionale grazie a grandi autori-interpreti. Proviamo a definire alcune differenze.
É quello realizzato con e da utenti (“attori” mai o quasi mai professionisti) che abbiano personalmente una sorta di “disagio” e/o agiscono in territori/situazioni socialmente difficili e che utilizzano il percorso teatrale (il laboratorio teatrale) come strumento e non come fine ultimo (lo spettacolo) che è solo una parte del percorso.
É quello realizzato da attori professionisti che trattano esclusivamente tematiche di impegno civico, il cui fine è lo spettacolo non il percorso che porta allo spettacolo stesso. Il fine ultimo quindi è il prodotto teatrale, realizzato in maniera professionale e destinato a un pubblico vasto, compreso quello del teatro “tradizionale”.